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L'AMBASCIATRICE DEI DRAGHI
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Descrizione

“Continuo a pensare che vorrei fare un testamento in vita, non ho quasi nulla da lasciare di materiale, ma vorrei scrivere qualcosa da lasciare ai miei amici, ai miei figli, per il momento ho tanti appunti, qualche lavoro di traduzione che ho amato molto negli anni e che mi è servito tanto. E poco altro”.  Gli scritti raccolti in questo libro raccontano il percorso umano di Beatrice Taboga attraverso l’arco degli ultimi dieci anni di vita. Da quando, in seguito alla morte del padre, iniziò a occuparsi del tema dell’assistenza ai malati terminali – promuovendo corsi di formazione e seminari – fino alla diagnosi di tumore al seno e al doloroso e difficile, ma anche luminoso, periodo successivo. Il filo conduttore, la qualità che lega queste esperienze apparentemente così lontane è sempre la puntuale capacità di ascoltarsi e di ascoltare quanto avviene intorno: nella sala d’aspetto del reparto di oncologia come nel rapporto coi medici e con chi vive il suo stesso dramma. La fiamma dell’indignazione non tace davanti a ciò che potrebbe essere fatto in modo diverso, ma riposa su uno sfondo più ampio, di comprensione ed equanimità. Fino alla fine non si interrompe mai lo sforzo di condividere, di mettere in comune ciò che sta sperimentando esserle d’aiuto, sia che si tratti di cure alternative o di riflessioni o pratiche che si interrogano sul mistero e sul senso dell’esperienza umana.   dalla prefazione di Roberto Mander    Beatrice Taboga (1947-2008), dopo aver aderito nel 1968 a Lotta Continua ed essere stata una figura importante del movimento femminista negli anni seguenti, inizia negli anni ottanta lo studio e la pratica dello Yoga. Oltre al diploma della Federazione Italiana Yoga consegue anche quello presso il Kaivalyadhama Institute di Lonavla, in India. È stata per anni allieva di Willy Van Lysebeth e di Swami Maheshananda. Si dedica alla pratica della meditazione di consapevolezza (vipassana) seguendo gli insegnamenti di Corrado Pensa.  A Venezia organizza numerosi ritiri e incontri con insegnanti e praticanti di meditazione per diffondere e approfondire questa esperienza. In seguito alla morte del padre si accosta e sempre più si dedica al tema dell’assistenza ai malati terminali partecipando a seminari – che, come è sua abitudine, contribuisce anche a promuovere – con Marie de Hennezel, Katie Smeardon e Frank Ostaseski. Il circolo Shanti, il Centro Yoga di Mestre-Venezia di cui è la fondatrice e direttrice e che è stato inaugurato nel 1996 da André Van Lysebeth, diviene sempre più un centro promotore di iniziative sul tema della morte e delle cure di fine vita, in stretta collaborazione con La rete di Indra. Nel 1999 realizza un progetto di formazione per l’assistenza ai malati terminali, con il patrocinio del Comune, della Provincia di Venezia e della Regione Veneto. Nell’ottobre del 2004 le viene diagnosticato un tumore al seno. Operata nel 2005 ha una ricaduta più grave nel 2007, in seguito alla quale rifiuta di proseguire le cure mediche più invasive. Muore il 24 marzo del 2008 nell’hospice “Casa dei Gelsi” di Treviso.  




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