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MANICOMIO LIRICO


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Descrizione

STEFANO SERRI


MANICOMIO LIRICO


In questo manicomio, nessuno parla da solo. Che abbiano una stanza tutta per sé o si aggirino per i corridoi, i protagonisti di Manicomio lirico hanno sempre qualcuno con cui parlare: una moglie o un amica (sì, senza l’apostrofo), un custode, un passante. E parlano a noi, il pubblico dei lettori-spettatori di questo libro-teatro, un testo pensato inizialmente per la scena e poi rimarginato nello spazio bianco della pagina.

Sono artisti, per lo più scrittori; qualcuno è molto noto, qualcun altro nemmeno è stato tradotto nella nostra lingua o è confinato tra gli sconosciuti autori locali di una piccola provincia. Da Amelia Rosselli a Friedrich Hölderlin, da Alda Merini a Dino Campana, attraversiamo frammenti di vita ed echi di poesie: voci inconfondibili, oppure talmente vaghe da assomigliare a quella dei molti “nessuno” che hanno conosciuto queste pareti. Alcuni che vi aspettereste di incontrare (Artaud, Virginia Woolf, Van Gogh) non li troverete: forse sono riusciti a scappare per sempre. “Gli spettatori (ormai lettori) entrano in un grande edificio ai margini della città; dopo avere lasciato all’ingresso tutti gli oggetti pericolosi (le lame e le idee, le separazioni e le chiavi, l’accendino e la pietà) possono liberamente visitare le stanze del manicomio. Alcune camere hanno la porta sbarrata dall'interno; in altre non c’è più nessuno. Se sul letto vedete una persona addormentata, entrate ugualmente: potrebbe raccontarvi la sua vita in sogno”.


Stefano Serri (1980) vive a Fiorano Modenese. Tra i suoi ultimi libri, Diario di un risorto, Kolibris, 2015, e Prove di un discorso. Per Liu Xiaobo nel carcere cinese, Oédipus, 2016.



ISBN 978-88-98963-61-4

formato 14x21 cm

p. 112



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